24 Gennaio 2017

Fondo Roma Forestiera

Registrazioni realizzate nell’ambito di un progetto di ricerca del Circolo Gianni Bosio sull’espressività musicale e le storie di vita di musicisti e non all’interno delle comunità di migranti romane e italiane. La ricerca ha portato alla pubblicazione di diversi cd e varie collaborazioni editoriali tra cui: Provincia di Roma, Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, Edizioni Nota. Registrazioni di Alessandro Portelli. Attilio Di Sanza, Fiorella Leone, Omerita Ranalli, Alessandro Toffoli, Enrico Grammaroli.

 

Catalogo
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Ascolti – CD L’ordine è già stato eseguito. Memorie, testimonianze, canzoni

Nel 2011 grazie alla collaborazione con l’Assessorato per la Cultura della Provincia di Roma guidato da Cecilia D’Elia e al contributo organizzativo di Andrea Valeri esce il primo CD del progetto Roma Forestiera. Istaraniyeri. Musiche migranti a Roma, a cura di Alessandro Portelli e Enrico Grammaroli è una prima raccolta di suoni, canzoni e storie che arrivano dalle comunità migranti della città di Roma. E’ ora possibile ascoltare tutte le tracce di questa raccolta che ha segnato uno dei primi passi del Circolo Gianni Bosio in questo percorso di ricerca. Qui di seguito le tracce audio e i tre testi che introducevano i brani nel libretto del CD.

Una famosa canzone romana - Alessandro Portelli

Una famosa canzone romana del dopoguerra lamentava che nella città di Roma, diventata “forestiera”, non si sentiva più musica nelle strade e nei quartieri. Oggi, è proprio la “Roma Forestiera” dei migranti, dei rifugiati, delle “seconde generazioni”, a riportare la musica nelle strade di Roma. Sempre più, la musica popolare di Roma è somala, romena, curda, nigeriana,  filippina, senegalese, marocchina…  La collana Roma Forestiera è dedicata a questi nuovi suoni della città e ai loro protagonisti.

Come la letteratura migrante è uno dei filoni più nuovi e affascinanti della letteratura italiana contemporanea, allo stesso modo la moltitudine di musiche “forestiere” è la vera musica popolare della Roma di oggi – la musica delle strade, delle periferie, delle comunità, degli emarginati, dei “subalterni”.

Come tutta la musica popolare, allora, non possiamo accontentarci di ascoltarla nelle esperienze più visibili e affermate (come l’Orchestra di Piazza Vittorio), ma è necessario andarla a cercare non tanto nelle esperienze professionistiche e di spettacolo, pure significative, quanto nei repertori personali e nelle realtà comunitarie: che canzoni hanno portato con sé le badanti ucraine, che cosa si canta nelle feste latino-americane, che cosa suonano i musicisti balcanici o rom quando suonano per se stessi?

Con “Roma Forestiera”, il Circolo Gianni Bosio – che in quarant’anni di ricerca sul campo ha costituito il corpus più completo della musica popolare di Roma e del Lazio – lancia una nuova fase della ricerca etnomusicologica: il rilevamento dei repertori e delle forme musicali dei migranti a Roma. Non è solo un discorso accademico: mai come ora il riconoscimento della presenza culturale, dei migranti come artisti e portatori di cultura, di saperi e di bellezza, è necessario per arginare il diffondersi di atteggiamenti e discorsi xenofobi e razzisti che rischiano di farsi senso comune.

La ricerca investe diversi spazi e luoghi di espressione:

  • la strada (i suonatori di strada, i tram, la metropolitana – e le manifestazioni antirazziste
  • la festa e il rito (eventi religiosi, incontri di comunità, performance in pubblico)
  • la casa (le ninne nanne, i giochi, i repertori personali, la memoria musicale individuale)
  • la scuola (spazio di incontro e fra il privato e il pubblico e di intrecci fra culture).

Questo CD contiene una selezione di una ventina di brani di 15 paesi. Si tratta di registrazioni sul campo – in strada, in casa, a scuola, nei campi rom, nelle chiese.  Perciò le musiche e le interviste sono presenti con tutto il contesto – il traffico, le voci di fondo, i cellulari, le grida dei bambini in chiesa… – e nella forma di performance diretta e immediata: la musica come evento sociale inserito in un tempo e in uno spazio.

Alessandro Portelli

Caro Sandro, ho sentito subito il CD - Giovanna Marini

Caro Sandro,
ho sentito subito il CD che mi hai portato e ho pensato :mamma mia quanta cultura!  Quanta roba loro, nostra, loro e nostra mischiata, e mischiata anche con le grida e i tamburi delle loro manifestazioni, Istaraniyeri , dovremmo impararla e cantarla anche noi, perché anche noi siamo stranieri qua, estranei ormai alla nostra cultura se non riconosciamo più quella loro! E si ricomincia daccapo…. siamo una cultura serie B, dobbiamo riportarci in serie A. Non so perché, ascoltando i vari pezzi , le varie voci alcune bellissime, mi veniva da piangere. Non capivo perché e poi ho capito: perché siamo noi,è la nostra cultura  ora portata attraverso loro nelle nostre strade sui nostri tram. riconosco gli incisi musicali, persino dei filippini  e dei colombiani e degli ecuadoriani e dei cinesi, siamo tutti bassa cultura ,cultura altra , cultura di strada, perché l’attuale cultura voluta dal governo non ci conosce e riconosce più .Dalla bambina ucraina al Senegalese, a Brahms sul tram n°8, siamo tutti fuori, non abbiamo più diritto d’esistenza nelle scuole ,non così come la sappiamo noi, ci hanno spinti via, non ce ne siamo nemmeno accorti, e ora che lo sento nelle bocche dei nostri amici che arrivano da lontano mi fanno piangere di tenerezza e di riconoscenza.
Questo disco va proprio diffuso, portato in RAI che lo facciano conoscere, i canti vanno  imparati, primo Istraniyeri fra tutti, perché ci rappresenta a tutti, cantato a Piazza Montecitorio quando i cretini escono impaludati nella loro ignoranza. E’ lì che dobbiamo far sentire queste voci e accomunarle assolutamente a noi .Fa bene Sara con il suo coro multietnico, e noi persino con il coro dei bambini sordi. Siamo tutti esclusi tutti allo stesso modo.
Roba da matti !
E’ bellissimo, grazie, ancora una volta

Giovanna Marini

Può essere che chi... - Cecilia D'Elia

Può essere che chi attacca canticchiando le piastrelle nel nostro bagno abbia un curriculum musicale di altissimo livello; che la colf che addormenta i nostri bambini con una ninna nanna in una lingua straniera, nel suo Paese, sia stata una famosa soprano, che i musicisti che improvvisano un motivetto italiano nel ristorante o sulla strada siano uno strepitoso gruppo folk. Questo perché le persone migranti sono portatrici di un patrimonio culturale, umano e professionale immenso e di immenso valore che troppo spesso rimane sepolto, celato sotto durissimi, violenti, estenuanti percorsi di vita.

Il popolo migrante è ormai un vero pilastro del nostro precario welfare e con le sue rimesse contribuisce in modo insostituibile ai bilanci pubblici delle democrazie occidentali. Eppure a questa realtà non corrisponde un allargamento dei diritti di cittadinanza degli immigrati, soprattutto nel nostro Paese. La presenza delle persone migranti è spesso percepita solo come problema sociale, in genere in concomitanza di conflittualità, mentre vengono totalmente rimossi i loro bisogni culturali, i loro talenti, le loro aspirazioni. “Istaraniyeri. Musiche migranti a Roma” è il frutto di un grande, appassionato e appassionante lavoro di ricerca che ha rintracciando esperienze musicali di differenti generazioni nei luoghi più disparati, dai centri culturali ai mercati, alle scuole, ai parchi, ovunque si riuniscono le comunità di migranti. Istaraniyeri traccia con umiltà ed ironia un solco nuovo della cultura, non solo musicale, del nostro tempo e del nostro territorio. La cultura di ogni luogo è sempre di più campo di incontro e di confronto e in questo scenario lo spazio metropolitano diviene luogo privilegiato per lo sviluppo di un’orchestra interculturale che accorda nuovi strumenti, nuovi suoni, un nuovo modo di concepire la cultura e le politiche che la animano.

Istaraniyeri è la musica di una nuova storia corale, racconta questo nuovo mondo nuovo sempre più plurale, incide una gioia e una libertà collettive capaci di inondare il cuore.

Cecilia D’Elia
Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma

Istaraniyeri. Musiche migranti a Roma

a cura di Alessandro Portelli e Enrico Grammaroli2011