7 giugno 2016

Pubblicazioni

Le pubblicazioni del Circolo Gianni Bosio possono essere trovate presso l’Archivio Sonoro alla Casa della Meoria e della Storia (vedi sezione Chi Siamo del sito), durente alcune delle nostre iniziative pubbliche e per quelle realizzate in collaborazione tramite i link che rimandano ai siti degli editori.


Calendario civile.

Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani.
a cura di Alessandro Portelli.

Saggi di Renata Ago, Quinto Antonelli, Angiolina Arru, Anna Bravo, Guido Crainz, Cesare Bermani, Anna Foa, Vittoria Franco, Umberto Gentiloni, Gabriella Gribaudi, Gad Lerner, Salvatore Lupo, Luigi Manconi e Federica Graziani, Claudio Natoli, Raoul Pupo, Alessandro Portelli, Vanessa Roghi, Gianpasquale Santomassimo, Benedetta Tobagi, Alessandro Triulzi, Nadia Urbinati, Adachiara Zevi.


Ez Kurdistan Im.
Musica dal Kurdistan in Italia.

a cura di Hevi Dilara e Alessandro Portelli.

Roma Forestiera è un progetto del Circolo Gianni Bosio.

“Io vengo dal Kurdistan, il paese che non c’è, come sapete… Esiste ma non c’è.”

Così inizia la storia di Hevi Dilara, una delle 4 storie parlate, registrate, scritte nel booklet che accompagna un CD con 26 testimonianze di una lingua e una cultura resistente nonostante tutto, com’è da sempre la musica popolare.


We are not going back.
Musiche migranti di resistenza, orgoglio e memoria.

a cura di Alessandro Portelli.

Roma Forestiera è un progetto del Circolo Gianni Bosio.

Non torniamo indietro: i migranti, i rifugiati, le seconde generazioni delle migrazioni contemporanee sono qui per restare. La musica popolare della nuova Italia multiculturale è anche somala, nigeriana, filippina ed è musica di orgoglio, memoria, resistenza, come è da sempre la musica popolare in Italia.


ribelleRibelle e mai domata.
Canti e racconti di antifascismo e resistenza.

a cura di Alessandro Portelli con Antonio Parisella.

I Giorni Cantati, una collana del Circolo Gianni Bosio e Squilibri Editore.

Le storie e i canti raccolti nel volume e nei due CD coprono un arco cronologico che, dal 1922, arriva fino ai nostri giorni perché la guerra partigiana è solo il culmine di una Resistenza che, di fatto, inizia con l’aggressione delle squadre fasciste ai quartieri popolari e si rinnova quotidianamente nella difesa dei valori per i quali si sono battute intere generazioni.

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Canti e racconti dei contadini d’Abruzzo.
Le registrazioni di Elvira Nobilio (1957.58).

di Omerita Ranalli.

I Giorni Cantati, una collana del Circolo Gianni Bosio e Squilibri Editore.

Di ritorno dalla Sicilia, dove aveva preso parte alle attività di Danilo Dolci a Partinico, Elvira Nobilio, giovane studentessa della media borghesia locale, decide di dedicare la propria tesi di laurea alla vita tradizionale dei contadini abruzzesi.

Con un piccolo magnetofono e servendosi della mediazione di una coetanea, Antonietta Ciantra, per accostarsi a un mondo a lei del tutto estraneo, tra il 1957 e il 1958 realizza così una vasta ricerca tra le campagne di Penne, i cui esiti più rilevanti furono poi pubblicati, nel 1962, in un volume della “Biblioteca di Lares”. A orientare la sua rilevazione non era la tentazione dell’arcaico ma l’urgenza di rilevare le trasformazioni che investivano anche queste realtà rurali nella tumultuosa fase di trapasso verso la modernità, quando gli stessi contadini sembravano non accogliere più “la cultura dei padri come propria e sufficiente” senza sentirsi “pienamente inseriti nel progresso”.

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Yo soy el descendiente.
Musiche tradizionali dall’Ecuador a Roma.

Janeth Chiliquinga e Sergio Cadena.

Roma Forestiera è un progetto del Circolo Gianni Bosio.

Seconda uscita della collana di CD dedicata agli artisti e alle storie raccolte nel progetto Roma Forestiera sull’espressività musicale e le storie di vita delle comunità migranti a Roma e in Italia.


Mira la rondondella.
Musica, storia e storie dai Castelli Romani.

di Alessandro Portelli.

I Giorni Cantati, una collana del Circolo Gianni Bosio e Squilibri Editore.

Tra saltarelli e canti rituali, stornelli e canzoni narrative, canzonette e parodie, racconti e aneddoti, prende forma uno straordinario racconto corale che restituisce il senso profondo delle trasformazioni che hanno investito i Castelli Romani negli ultimi decenni. Nell’incessante ricerca di significati in cui si muove la memoria, la narrazione si svolge tra figure emblematiche della militanza politica, da Garibaldi a Gramsci, e immagini di un abusato pittoresco, dal vino alla “gita ai Castelli”, soffermandosi su episodi di grande portata simbolica, dalle rivolte anticlericali di fine Ottocento fino alla Resistenza. Attraverso la viva voce dei protagonisti si delinea così un processo intergenerazionale in cui l’orgoglio di una identità politica, entrato in crisi con i cambiamenti di fine millennio, rinasce oggi nelle lotte per l’ambiente e nel confronto con le culture migranti.

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Istaraniyeri.
Musiche migranti a Roma.

a cura di Alessandro Portelli e Enrico Grammaroli

Roma Forestiera è un progetto del Circolo Gianni Bosio.

Il CD contiene 26 brani, gli interpreti provengono da 15 paesi e si esprimono in 20 lingue diverse. I brani sono una selezione di un più ampio repertorio di tracce raccolte e frutto del progetto di ricerca Roma Forestiera sulla musica e i canti dei migranti a Roma condotta dal Circolo Gianni Bosio che con questo lavoro lancia una nuova fase della sua quarantennale ricerca etnomusicologica: il rilevamento dei repertori e delle forme musicali dei migranti a Roma. Si va dalle musiche dei migranti rifugiati alle voci delle seconde generazioni. Molte e molti dei cantanti o musicisti sono stati famosi interpreti nei loro paesi d’origine ma qui in Italia lavorano come badanti o muratori. Spesso si esibiscono a battesimi, matrimoni, funerali.  La ricerca ha rintracciato gli artisti in differenti spazi e luoghi di espressione: la strada (molti di loro sono suonatori di strada, i tram, la metropolitana), le manifestazioni antirazziste, le feste e i riti (eventi religiosi, incontri di comunità), nei campi rom.


La Valnerina Ternana.
Un’esperienza di ricerca-intervento.

di Valentino Paparelli e Alessandro Portelli.

I Giorni Cantati, una collana del Circolo Gianni Bosio e Squilibri Editore.

A distanza di oltre trent’anni, un’articolata riflessione su una straordinaria esperienza in cui le forme e i contenuti dell’espressività popolare si intrecciavano creativamente con la cultura della fabbrica. Incentrata sull’attività del Gruppo della Valnerina (Dante Bartolini, Americo e Luigi Matteucci, Trento Pitotti e Pompilio Pileri) e legata ai progetti di trasformazione politica e sociale ancora così vivi negli anni ’70, quell’esperienza poggiava sulla convinzione che la “ricerca”, necessaria ai fini della documentazione e dello studio, fosse anche un “intervento” destinato a trasformare la soggettività dei ricercatori e dei loro interlocutori.

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Città di parole.
Storia orale di una periferia romana.

di Alessandro Portelli, Bruno Bonomo, Alice Sotgia, Ulrike Viccaro.

Una multiforme e cangiante città di parole – secondo la felice espressione coniata dal grande critico letterario inglese Tony Tanner – è quella che emerge dalla narrazione polifonica che costituisce la trama di questo volume, frutto di una ricerca sul campo coordinata da Alessandro Portelli per il Circolo Gianni Bosio di Roma, e durata tre anni. Proseguendo in una consolidata tradizione inaugurata con L’ordine è già stato eseguito, il libro – che ha conosciuto un inatteso successo e che qui si ripropone, a distanza di pochi mesi dall’uscita, in una seconda edizione con una nuova presentazione dell’autore – è costruito attraverso una serie di fonti orali, grazie alle oltre 120 interviste raccolte tra il 2003 e il 2005 a Centocelle, cuore della periferia est della capitale, e nei quartieri circostanti. Un territorio la cui valenza simbolica risale alle descrizioni di Pasolini nel suo Ragazzi di vita. Un gruppo di specialisti di storia orale ha intessuto in un racconto unitario le narrazioni di chi a Centocelle ha vissuto, lavorato, studiato, svolto attività politica, sociale e culturale, o semplicemente ci è passato. Le vicende ricostruite con l’ausilio di fonti bibliografiche, telematiche, a stampa e d’archivio, vanno dalla nascita del quartiere negli anni venti fino ai giorni nostri, passando attraverso il ventennio fascista, l’occupazione tedesca e la Resistenza, il dopoguerra, il miracolo economico e la crisi degli anni settanta-ottanta. Nelle parole dei protagonisti, il paesaggio urbano fatto di strade e palazzi (e un tempo anche di alberi, prati e «marane») diventa uno spazio dell’immaginazione, della memoria e del desiderio, che restituisce il vissuto quotidiano, gli stati d’animo e le soggettività che hanno animato la storia del nostro paese nell’ultimo secolo.

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L’ordine è già stato eseguito.
Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria.

di Alessandro Portelli.

Qual è il significato delle Fosse Ardeatine? Quale memoria ha lasciato la strage nazista compiuta a Roma il 24 marzo 1944, come rappresaglia dell’attentato partigiano di via Rasella, in cui il giorno prima erano morti 33 tedeschi? E quale rapporto si può istituire tra il ricordo di quella strage e l’identità collettiva di un’intera città? L’eterogeneità sociale e politica delle 355 persone uccise fa delle Fosse Ardeatine un avvenimento emblematico, che lega insieme “tutte le storie” di Roma: a cadere sotto il piombo tedesco furono infatti generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e 75 ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti, ma anche persone prive di appartenenza politica. Protagonista assoluta del libro è la voce diretta dei portatori della memoria: duecento intervistati, di cinque generazioni, e di diversissime estrazione sociale e politica (compresi fascisti ed ex fascisti). Il volume colloca la strage delle Fosse Ardeatine in un contesto di lungo periodo della storia della città e l’azione di via Rasella nel contesto della Resistenza. Quell’atto di guerra partigiana è presto diventato anche l’asse di una polemica che ne ha messo in dubbio l’utilità e la legittimità, e ha asserito che la strage avrebbe potuto essere evitata se i partigiani si fossero consegnati ai tedeschi. In realtà, non vi furono né il tempo, né la richiesta per la presentazione; né vale, d’altra parte, il presunto automatismo del rapporto fra azione partigiana e rappresaglia. Ciò che è certo è che a partire da quegli eventi si è scatenata una vera e propria battaglia della memoria, che ha conosciuto varie fasi, dalla guerra fredda al processo Priebke, al revisionismo storico. Le vicende personali dei superstiti e dei protagonisti (e a sopravvivere e a ricordare sono soprattutto donne) mostrano come tutti abbiano convissuto, e convivano ancora, con una drammatica eredità. Ancora oggi, in modo singolare, le Fosse Ardeatine rappresentano un banco di prova della coscienza delle nuove generazioni. Raccolte da Alessandro Portelli, con uno scrupolo che è pari alla passione civile e alla tensione letteraria, le voci di questo libro danno adito a una ricostruzione di grande respiro corale, che si struttura attorno alla elaborazione e alla fissazione di un linguaggio. Ed è il linguaggio, alla fine, a farsi storia: una storia parlata; parlata a Roma.

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Il Borgo e la borgata.
I ragazzi di don Bosco e l’altra Roma del dopoguerra.

a cura di Alessandro Portelli.

Questo libro racconta la storia di un luogo, delle persone che lo hanno creato e popolato, e della città di cui esso è entrato a far parte. La città è Roma, la Roma dell’occupazione tedesca e delle Fosse Ardeatine, della stazione Termini e dei suoi «sciuscià», di una disperante marginalità che si apre via via, contraddittoriamente, alla speranza dell’integrazione e del riscatto sociale. Il luogo è il «Borgo Ragazzi di don Bosco», un insediamento creato nella periferia urbana dai Salesiani nel dopoguerra come osservatorio sulle trasformazioni metropolitane e come concreto esempio di intervento verso l’infanzia e l’adolescenza marginale. Le persone sono coloro che da ragazzi furono titolari di quell’esperienza, e insieme con loro gli operatori e i preti che l’animarono: gli attori di un esperimento sociale continuamente chiamato a rimettersi in discussione e a riaggiornare i propri obiettivi. Protagonista, su tutti, è la memoria; la storia di quell’istituzione e di quel progetto educativo viene infatti ricostruita attraverso la testimonianza orale di coloro che ne furono coinvolti. Curata dal Circolo Gianni Bosio di Roma e coordinata da Alessandro Portelli, la ricerca rappresenta anche l’occasione di un inedito incontro fra due diverse realtà associative, dotate di differenti storie culturali: una struttura «di movimento», che ha per scopo la preservazione e lo studio della memoria delle classi subalterne da una parte; e un’istituzione del solidarismo cattolico, concretamente impegnata nell’intervento sociale e nel proselitismo religioso dall’altra. Se ne ricava un insolito punto di vista sulla Roma di quei decenni: il retroterra sociale e biografico conferisce spessore alle emozioni e alla soggettivitità dei protagonisti; e d’altro canto il loro racconto dà conto dei tratti e delle dissonanze della modernizzazione, nonché delle trasformazioni profonde conosciute dalle borgate nei decenni successivi, sotto la pressione incombente delle nuove forme di consumo materiale e culturale.

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Un anno durato decenni.
Vite di persone comuni prima durante e dopo il ’68.

a cura del Circolo Gianni Bosio.

Questo libro nasce dall’osservazione di un paradosso. Uno degli effetti del ’68 sulla storiografia è stato senz’altro quello di contribuire a mettere in discussione una storia fatta di gruppi dirigenti, élites, grandi uomini; eppure, il ’68 stesso ha generato una storiografia e una memorialistica che in larga misura mettono al centro proprio il protagonismo dei leader e dei gruppi dirigenti. Per questo, al termine di un corso di storia orale cominciato presso la Libera Università di Roma e proseguito poi con il Circolo Gianni Bosio, si cominciarono a cercare le storie di quelli che stavano seduti in fondo nelle assemblee e sfilavano nelle ultime file dei cortei, e senza i quali il ’68 non ci sarebbe stato. La storia orale come la conosciamo oggi è essa stessa il prodotto di un’ottica e di una sensibilità che risalgono a quegli anni. La storia orale, attraverso l’intervista dialogica, cerca di aprire spazi pubblici di parola e di ascolto a persone che difficilmente parlano in pubblico – proprio perché non si considerano figure pubbliche, e perché le loro storie non gli sembrano abbastanza “straordinarie” e “uniche” da dover essere raccontate ad altri.

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