25 Gennaio 2017

Fondo Ricerche e Ricercatori

Il fondo organizza i materiali di molti ricercatori o gruppi di ricerca che hanno reso disponibili presso l’archivio le registrazioni prodotte nei vari contesti di produzione e intervento. I materiali sono suddivisi in serie che individuano i ricercatori e la loro attività o i contesti di ricerca di gruppo. Le tematiche risultano quindi molto eterogenee. Tra i vari argomenti presenti: la storia sociale di alcuni quartieri romani e aree della provincia romana, la rivolta di Reggio Calabria del 1970, le lotte per la terra in Arneo, l’emigrazione italiana interna e all’estero, la resistenza e l’antifascismo nell’Alto Lazio.

Grazia Prontera

Registrazioni di interviste realizzate fra il 2001 e il 2002 per una ricerca di storia orale sulla memoria delle lotte bracciantili in Arneo. Tra i temi principali della ricerca: la lotta per la terra, la pratica dello sciopero al rovescio e alcune testimonianza del coinvolgimento delle lavoratrici del tabacco nel movimento di lotta per la terra.

Catalogo
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Fucino – Lotte per la terra

Registrazioni di interviste realizzate fra il 2007 e il 2009 per una ricerca sulla memoria delle lotte bracciantili nella piana del Fucino.
Tra i temi principali della ricerca: la lotta per la terra, la pratica dello sciopero al rovescio, i canti dello sciopero a rovescio, l’eccidio di Celano, la lotta contro il Principe Torlonia, la riforma agraria e l’istituzione dell’Ente Fucino.
Le interviste sono state registrate da Omerita Ranalli a Luco dei Marsi, Trasacco, Collelongo, Ortucchio, Pescina, San Benedetto, Aielli, Celano, Avezzano.

Intervista a Francesco Presutti, Borgo Incile 17 aprile 2008.

Francesco “Ciccuccio” Presutti, contadino comunista (“Ciccuccio dell’Incile”), è nato a Luco il 7 marzo 1929. È presente anche sua moglie, Elia Baldassarre, nata il 18 novembre 1930, che interviene e partecipa all’intervista.

Scheda Cronotematica

M1: 00:0000 – 00:07:53
L’intervista inizia con il racconto di alcuni episodi della Resistenza nella Marsica, nel territorio di Luco dei Marsi; Francesco Presutti racconta di aver partecipato alla lotta partigiana, all’età di 14 anni, e accenna alla battaglia di Longagna.

M2: 00:07:53   – 00:14:48
Francesco Presutti racconta la costituzione di una sezione clandestina del PCI a Luco dei Marsi, in casa Proia, prima della Liberazione e l’esistenza di una scuola di Partito tenuta da Nando Amiconi, subito dopo la Liberazione. Racconta la propria formazione all’antifascismo militante in paese e in famiglia, descrive le riunioni clandestine nei pagliai e, raramente, in osteria.

M3: 00:14:48 – 00:19:10
Descrive la condizione dei braccianti del Fucino, oppressi da due nemici, Torlonia e il fascismo, dei quali spiega lo strettissimo legame (l’appoggio fornito da Mussolini al principe in cambio della propria abitazione romana). Descrive l’inaccessibilità delle strade di Fucino per i contadini e braccianti. Accenna ai fatti di Ortucchio del 1944 (Umberto Scalia, Miriam Mafai). Racconta le condizioni del caporalato nell’azienda Torlonia.

M4: 00:19:10 – 00:22:53
Descrive la condizione di miseria degli affittuari delle terre di Fucino, aggravata dagli interessi cumulativi imposti ai contadini “morosi”. Si sofferma sulla questione degli allagamenti nella zona del Bacinetto (un’area di circa 2000 ettari). Accenna alla crisi del 1956 e alla crisi delle patate.

M5: 00:22:53 – 00:29:47
Descrive la condizione dei contadini del Fucino e racconta l’organizzazione dello sciopero a rovescio. Accenna a manifestazioni in cui veniva incendiato il “fantoccio”, un pupazzo che rappresentava la proprietà fondiaria. Spiega l’importanza dell’inchiesta di R. Vidimari sull’operato di Torlonia [II Fucino, Torlonia e i contadini, a cura dell’Associazione Nazionale Coltivatori Diretti, Roma, 1949], raccontando gli effetti della pubblicazione del volume presso la popolazione e nella sua formazione personale, soprattutto per l’immagine del “torchio a tre ganasce” (le terre, lo zuccherificio, il Banco Fucino).
Spiega le conseguenze del lodo Bottai sulla vendita delle barbabietole, che non venivano più vendute in base al grado polarimetrico (caso in cui la resa sarebbe stata molto alta), bensì in proporzione al peso; il tutto complicato dall’obbligo per i contadini di seminare un tipo di barbabietola con alto grado zuccherino e minima capacità di crescita (convenienza per l’acquirente, non per il coltivatore).

M6: 00:29:47 00:39:59
Dopo aver accennato ai primi scioperi nello zuccherificio di Avezzano, dovuti all’organizzazione degli operai di origine settentrionale, descrive la prima sezione della lega dei lavoratori realizzata a Luco nel 1913 e racconta alcuni aneddoti sulla figura di Rocco Amadoro, primo capolega di Luco a inizio secolo.
Racconta che, divenuto segretario di una sezione del PCI a Luco (in paese la sezione era stata sdoppiata, dato l’alto numero di iscritti: 1000 su 5000 abitanti), la intitola alla Comune di Parigi; spiega come in paese fosse organizzata l’attività del partito (divisione in “cellule”).
Racconta un tentativo di corruzione (1953) da parte della Democrazia Cristiana, e dell’Ente Fucino, nei confronti di esponenti locali del PCI, sventato con l’ausilio di un registratore fornito dal partito e pubblicamente denunciato (sindaco Francesco Ripaldi).
Accenni ai rapporti con i democristiani e alla presenza della DC nei comitati per la rinascita del Fucino.

M7: 00:39:59 00:50:34
I canti dello sciopero a rovescio. Accenna ai brani eseguiti durante lo sciopero a rovescio nella piana del Fucino (All’alba se ne vanno gli operai, Lo sciopero a rovescio) e in generale alle parodie composte da Sante Panella di Luco dei Marsi (E piangerà il popolo italiano, Co j’accordo deje papa), spiegando come queste venissero diffuse in sezione e poi man mano all’esterno. Accenna ai numerosi brani e frammenti parodici che rielaboravano le più note melodie del repertorio religioso cattolico, eseguiti durante cortei e manifestazioni (Sono stati i miei peccati – Sono stati preti e frati; Sono stato io l’ingrato – siamo stati a Stalingrado; sono stati preti e frati – Gesù mio falli crepa’). Accenna a brani composti dal calzolaio musicista Giuseppe Nagliati (primo segretario di sezione del PCI a Luco), ricordando un frammento composto nel 1949 per l’arrivo di Rita Montagnana alla festa dell’Unità a Borgo Incile (È arrivato l’anno del ‘49/ gridano all’armi i grandi magnoni/ per questi mosconi il DDT è arrivato/ è la medicina dell’Unità; Se cacciamo Torlonia il Fucino diventerà un giardino / del Fucino faremo un grande giardino”)

M8: 00:50:34 00:59:45
Racconta alcuni episodi della lotta per la cacciata di Torlonia, spiegando che il principale obiettivo fosse lo stesso già proposto dai socialisti celanesi negli anni Venti: “Via Torlonia dal Fucino”. Racconta del sequestro degli attrezzi ai braccianti da parte della celere, a Luco dei Marsi, sottolineando la continuità con gli episodi della Resistenza (guida le azioni contro la celere chi, in prigionia,  ha appreso dai partigiani le modalità di lotta); racconta l’episodio della donna che aveva due figli nelle forze dell’ordine e il marito e un altro figlio attivi nello sciopero. Descrive le barricate dei manifestanti in Via Duca degli Abruzzi per non far entrare la celere in paese.

M9: 00:59:4501:06:06
Riprende dopo breve interruzione; sta parlando di due donne, Ilia Ciangoli e Teresa Babbusci, ferite dalla celere mentre si trovavano alla finestra della loro abitazione, a Luco. Accenna alla partecipazione dei contadini di Avezzano allo sciopero, sostenendo che fosse scarsa perché per lo più ad Avezzano c’erano contadini ricchi che appoggiavano Torlonia.
Racconta come con la riforma agraria l’Ente Fucino costruì piccoli villaggi (Caruscino, Borgo Ottomila, Strada Quattordici) allo scopo di isolare i contadini e tenerli lontani dall’attività politica. Di qui passa ad illustrare la condizione di quei braccianti che accettarono i terreni sul litorale laziale e in Maremma.
Aggiunge alcuni racconti su don Dino, cappellano dell’EnteFucino (accenna a una poesia satirica di Pietrantonio Palladini :“Corre corre per le vie/ per i letti e le osterie”, e ad alcune barzellette che avevano per protagonista il sacerdote, alludendo alla sua passione per il genere femminile).

M10: 01:06:06 01:10:30.
Si discute della rimozione della memoria delle lotte nel territorio della Marsica, le cui strade, piazze e scuole sono ancora intitolate ai Torlonia. Anche i villaggi creati dall’ente riforma, isolati dai paesi, contribuivano allo scopo di isolare i contadini. Seguono altri brevi racconti sulla Resistenza, tra cui un episodio che vide gli uomini di Luco tutti riuniti in una cantina per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi.

M11: 01:10:30 – 01:17:45.
Racconta nel dettaglio lo scontro con i fascisti della Val Roveto, Vallelonga e Valle del Salto, radunati in difesa di Torlonia al cinema Marconi di Avezzano. Aggiunge alcune battute relative allo scontro con un fascista intervenuto per errore in una riunione del PCI al Cinema Impero di Avezzano.

M12: 01:17:45 – 01:22:45
Ultima parte dell’intervista: racconti sulle attività politiche della sezione del PCI di Luco e sulla campagna per il referendum sul divorzio. Ricorda un intervento pubblico durante la campagna elettorale al Cinema Valentino di Avezzano, molto apprezzato dai presenti.


Calabria – Lotte per la terra

La serie raccoglie alcune interviste realizzate a Melissa (KR) e a Gioia Tauro (RC) nell’estate del 2008, da Omerita Ranalli e Enrico Grammaroli.
Le interviste condotte a Melissa hanno per tema l’eccidio di Fragalà del 29 ottobre 1949, in cui morirono i braccianti Francesco Nigro, Giovanni Zito e Angelina Mauro.
L’intervista registrata a Gioia Tauro è un lungo racconto sulle lotte per la terra nella piana di Gioia Tauro.

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Ascolti

Tre documenti musicali estratti dalle registrazioni di questa serie. Due stornelli sul lavoro e una canzone narrativa.

Matilde Nigro – Torre Melissa (KR) – 19 agosto 2008
Canta ru gallu e scotula ri pinne – Stornello

Matilde Nigro – Torre Melissa (KR) – 19 agosto 2008
Sento il fischio del vapore – Canto narrativo

Giuseppe Drago – Torre Melissa (KR) – 20 agosto 2008
E ru sule ha pijiatu la tumma – Stornello